17 apr
Redazione
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Non è Pasqua senza Pastiera Napoletana: curiosità.

Mancano pochi giorni alla Pasqua e non potevamo non citare nei nostri articoli la protagonista delle tavole Campane: la Pastiera. Stiamo parlando del tipico dolce pasquale della tradizione napoletana in cui si mescolano le tradizioni familiari e la scuola pasticcera classica. Ma quali sono le origini di questa bontà?Secondo un’antica leggenda, nasce quando una volta sulla spiaggia le mogli dei pescatori lasciarono nella notte delle ceste con ricotta, frutta candita, grano e uova e fiori d’arancio come offerte per il “Mare”, affinché questo facesse tornare i loro mariti sani e salvi a terra. Il mattino seguente, le donne ritornarono in spiaggia per accogliere i loro consorti e notarono che durante la notte i flutti avevano miscelato gli ingredienti ed insieme agli uomini di ritorno, nelle loro ceste c’era una torta: la Pastiera. 

Indubbiamente questo dolce, con il suo gusto classico poco zuccherino e aromatizzato dai fiori d’arancio, accompagnava le antiche feste pagane per inneggiare il ritorno della Primavera: la ricotta addolcita è la trasfigurazione delle offerte votive di latte e miele tipiche anche delle prime cerimonie cristiane. A queste si aggiungono il grano, augurio di ricchezza e fecondità e le uova, simbolo di vita nascente. L’acqua di fiori d’arancio è l’annuncio della Primavera. La versione odierna, fu messa a punto in un vecchio monastero napoletano rimasto ignoto. In ogni caso, ancor oggi sulla tavola pasquale dei napoletani questo dolce non può mancare. 

Un’altra storia molto diffusa racconta di Maria Teresa D’Austria, moglie del re Ferdinando II° di Borbone, che, cedendo alle petulanze del marito famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera sorridendo per la prima volta in pubblico. Ferdinando, il più napoletano dei Borbone non esitò a pronunciare questa battuta: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.

Da quest’ultimo breve racconto non possiamo far a meno di sottolineare un aspetto della psicologia napoletana: il valore positivo dell’allegria. Il volto sorridente di una persona come elemento di comunicazione e dello star bene insieme. 

Perciò la Pastiera è vista come un dolce in grado di estorcere il sorriso anche ad una austera regina asburgica: il segreto forse è il grano, senz’altro l’uso della ricotta di cui a Napoli non c’è risparmio in moltissime ricette e che costituisce il segreto della morbidezza formidabile. La ricotta dona alla pastiera l’insuperabile consistenza che crea poi il vero piacere quando si mangia questo dolce.

La tradizione napoletana vuole che la pastiera sia preparata il giovedì santo, proprio oggi. Questo largo anticipo nella preparazione è utile per far sì che tutti gli aromi presenti nella ricetta si impastino alla perfezione donando al dolce il suo particolarissimo sapore.

Per l’abbinamento è necessario puntare a qualcosa di ben strutturato, come il vino rosso Aglianico Del Vulture Docg (Borgo San Michele), o un Passito di Pantelleria. Va molto bene anche lo sherry.

Sperando di avervi svelato delle curiosità in più su questo dolce, vi auguriamo di trascorrere una Buona Pasqua in compagnia e con una bella pastiera al centro della tavola.

 

“Currite, giuvinò! Ce stà ‘a pastiera!”

E’ nu sciore ca sboccia a primmavera,

e con inimitabile fragranza

soddisfa primm ‘o naso,e dopp’a panza.

Pasqua senza pastiera niente vale:

è ‘a Vigilia senz’albero ‘e Natale,

è comm ‘o Ferragosto senza sole.

Guagliò,chest’è ‘a pastiera.Chi ne vuole?

Ll’ ingrediente so’ buone e genuine:

ova,ricotta,zucchero e farina.

‘E ttruove facilmente a tutte parte:

ma quanno i’ à fà l’imposto,ce vò ll’arte!

A Napule Partenope,’a sirena,

c’a pastiera faceva pranzo e cena.

Il suo grande segreto ‘o ssai qual’è?

Stu dolce pò ghì pure annanz’ o Rre.

E difatti ce jette. Alludo a quando

il grande Re Borbone Ferdinando

fece nu’ monumento alla pastiera,

perchè facette ridere ‘a mugliera.

Mò tiene voglia e ne pruvà na’ fetta?

Fattèlla: ccà ce stà pur’ a ricetta.

A può truvà muovendo un solo dito:

te serve pe cliccà ncopp ‘ a stu sito.

Màngiat sta pastiera,e ncopp’ a posta

dimme cumm’era: aspetto na’ risposta.

Che sarà certamente”Oj mamma mia!

Chest nunn’è nu dolce: è na’ poesia!” 

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